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Cosa direbbe ai giovani sui principali cambiamenti del lavoro a partire dalla sua esperienza aziendale? |
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| Non costruiamo macchine, ma clienti! |
La priorità numero uno oggi è il cliente. Il nostro obiettivo non è più solamente produrre macchine e sistemi standard, ma rispondere ai bisogni del cliente e alle sue esigenze in modo personalizzato. Con l’automazione tanti problemi di produzione che caratterizzavano la fabbrica di ieri sono oggi superati! Se andiamo nei nostri stabilimenti dove lavorano 1700 persone, non vediamo certo le vecchie immagini di fabbrica che troviamo ormai solo nel museo, ma tecnici in camice che cercano di risolvere problemi di varia natura in un clima di collaborazione e di scambio, che non è paragonabile alle vecchie organizzazioni gerarchiche.
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Quali sono stati alcuni dei fattori di successo della nostra industria regionale? |
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| Il sistema a rete della subfornitura |
La nostra forza? Vendere un prodotto industriale attraverso il lavoro artigianale! Attraverso il sistema a rete della subfornitura noi siamo stati in grado di offrire un prodotto a dimensione del cliente con una grande flessibilità produttiva: questo è stato certamente uno dei fattori chiave del successo dell’Emilia-Romagna. Non a caso è stato un tema molto studiato anche da economisti stranieri che hanno cercato le ragioni del successo di questo modello produttivo, anche se oggi il nostro sistema di subfornitura da segnali di debolezza: ci sono troppi artigiani ultracinquantenni che non trovano apprendisti e assistenti e non verranno rimpiazzati.
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Quali sono le competenze necessarie oggi per lavorare in un’azienda del vostro settore? |
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| Tecnici capaci di lavorare in squadra |
Abbiamo bisogno di persone con una formazione tecnica equivalente a quella dei tradizionali periti con in più quelle che oggi si chiamano competenze trasversali. Saper risolvere problemi, saper lavorare in gruppo... non sono slogan di moda, servono davvero persone con queste competenze, nuove attenzioni e più ampie aperture, anche verso altri paesi, altri mercati, altre culture. Siamo forse stati fra i primi ad avere in azienda (già) venti anni fa persone in grado di parlare olandese, cinese, russo, arabo, come da sempre è normale trovare dipendenti di origini straniere, tedeschi, americani, in funzioni direttive o di marketing.
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Concludendo, c’è qualche direzione di lavoro su cui crede sia importante impegnarsi, un progetto particolare orientato al futuro? |
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| Una laurea... triennale con una forte collaborazione fra università ed impresa |
Sì, c’è un progetto che mi sta particolarmente a cuore su cui credo che valga la pena impegnarsi, è la realizzazione di una laurea triennale con una forte collaborazione fra università ed impresa. Penso a un percorso costruito in alternanza, tre giorni in azienda e due in facoltà, ma con il lavoro riconosciuto come credito universitario. Questo, inserito in un percorso che parta dalla formazione tecnica superiore, magari arricchita con materie e corsi umanistici sponsorizzati dalle aziende, potrebbe ridare appetibilità ad una esperienza di vita e lavoro che consenta ai giovani che hanno attitudini tecniche di vederle valorizzate senza rinunciare ad una prospettiva di laurea. |