immagine testata interna
Ora sei qui >> | HomepageStrumentiLe interviste di JobbeDettaglio intervista  

Riprendiamoci la cultura tecnica, uno dei fattori di successo del Made in Emilia-Romagna!



La testimonianza di Daniele Vacchi, responsabile della “Comunicazione e business development” dell’Ima di Bologna e Vicepresidente dell’Associazione “Amici del Museo del Patrimonio Industriale”

 

Cosa direbbe ai giovani sui principali cambiamenti del lavoro a partire dalla sua esperienza aziendale?

Non costruiamo macchine, ma clienti!

La priorità numero uno oggi è il cliente. Il nostro obiettivo non è più solamente produrre macchine e sistemi standard, ma rispondere ai bisogni del cliente e alle sue esigenze in modo personalizzato. Con l’automazione tanti problemi di produzione che caratterizzavano la fabbrica di ieri sono oggi superati! Se andiamo nei nostri stabilimenti dove lavorano 1700 persone, non vediamo certo le vecchie immagini di fabbrica che troviamo ormai solo nel museo, ma tecnici in camice che cercano di risolvere problemi di varia natura in un clima di collaborazione e di scambio, che non è paragonabile alle vecchie organizzazioni gerarchiche.
Noi dobbiamo soprattutto lavorare per rendere la macchina rispondente ai bisogni del cliente, offrire tutte le funzionalità necessarie evitando quelle che non servono, dargli supporto e assistenza, metterlo in condizione di vincere a sua volta le sfide del suo mercato di sbocco. Credo di poter dire che questo orientamento al cliente e alla personalizzazione è oggi uno degli elementi che caratterizzano un sistema produttivo avanzato, dove la qualità del prodotto e della relazione con gli utilizzatori delle apparecchiature fa la differenza rispetto alla concorrenza.

 

 

Quali sono stati alcuni dei fattori di successo della nostra industria regionale?

Il sistema a rete della subfornitura

La nostra forza? Vendere un prodotto industriale attraverso il lavoro artigianale! Attraverso il sistema a rete della subfornitura noi siamo stati in grado di offrire un prodotto a dimensione del cliente con una grande flessibilità produttiva: questo è stato certamente uno dei fattori chiave del successo dell’Emilia-Romagna. Non a caso è stato un tema molto studiato anche da economisti stranieri che hanno cercato le ragioni del successo di questo modello produttivo, anche se oggi il nostro sistema di subfornitura da segnali di debolezza: ci sono troppi artigiani ultracinquantenni che non trovano apprendisti e assistenti e non verranno rimpiazzati.

 

 

Quali sono le competenze necessarie oggi per lavorare in un’azienda del vostro settore?

Tecnici capaci di lavorare in squadra

Abbiamo bisogno di persone con una formazione tecnica equivalente a quella dei tradizionali periti con in più quelle che oggi si chiamano competenze trasversali. Saper risolvere problemi, saper lavorare in gruppo... non sono slogan di moda, servono davvero persone con queste competenze, nuove attenzioni e più ampie aperture, anche verso altri paesi, altri mercati, altre culture. Siamo forse stati fra i primi ad avere in azienda (già) venti anni fa persone in grado di parlare olandese, cinese, russo, arabo, come da sempre è normale trovare dipendenti di origini straniere, tedeschi, americani, in funzioni direttive o di marketing.
Noi abbiamo un grande bisogno di tecnici, dobbiamo far fronte a picchi di produzione e la subfornitura si sta assottigliando, come dicevo prima. Una delle ragioni è anche nella caduta di interesse verso il sapere tecnico, oggi altre forme di lavoro sono viste dai giovani come più interessanti, la cosiddetta net-economy ad esempio, ma più in generale tutto il lavoro terziario. Questo perché spesso manca una adeguata conoscenza di cos’è oggi il lavoro in un'impresa metalmeccanica o di automazione avanzata e sicuramente tutti noi abbiamo il dovere e la responsabilità di far conoscere meglio questo mondo in grande evoluzione. Credo che dobbiamo “riprenderci” la cultura tecnica e costruire un nuovo canale di comunicazione con i giovani. Noi con il Museo e l’Associazione “Amici del Museo del Patrimonio Industriale” ci stiamo provando con diverse iniziative, incontri di orientamento, visite guidate.

 

 

Concludendo, c’è qualche direzione di lavoro su cui crede sia importante impegnarsi, un progetto particolare orientato al futuro?

Una laurea... triennale con una forte collaborazione fra università ed impresa

Sì, c’è un progetto che mi sta particolarmente a cuore su cui credo che valga la pena impegnarsi, è la realizzazione di una laurea triennale con una forte collaborazione fra università ed impresa. Penso a un percorso costruito in alternanza, tre giorni in azienda e due in facoltà, ma con il lavoro riconosciuto come credito universitario. Questo, inserito in un percorso che parta dalla formazione tecnica superiore, magari arricchita con materie e corsi umanistici sponsorizzati dalle aziende, potrebbe ridare appetibilità ad una esperienza di vita e lavoro che consenta ai giovani che hanno attitudini tecniche di vederle valorizzate senza rinunciare ad una prospettiva di laurea.