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Montatore meccanico



Testimonianza di un montatore di una media azienda produttrice di macchine automatiche

Il tipo di lavoro e l’ambiente

Il mio compito è installare e far funzionare le nostre macchine automatiche presso i clienti. Rappresento la mia azienda di fronte al cliente, quindi ho un compito impegnativo e di responsabilità, perché devo essere in grado di risolvere i problemi. Quando invece sono in azienda, faccio assistenza e revisione. Gli strumenti d’uso sono tutta l’utensileria meccanica, tipo chiavi, calibri, strumenti di misura, materiali per la pulizia e il ripristino di parti danneggiate.

 

La storia professionale

Ho cominciato in un’officina meccanica a 18 anni: il mio titolare di allora mi mise in mano un trapano fresa e cominciai a fare aggiustaggio. Ho imparato tutto il mestiere sul campo, perché in realtà avevo studiato tutt’altro, da ragioniere programmatore. La maggior parte dei miei colleghi invece è perito meccanico.

 

La formazione e l’importanza delle lingue

Occorre ‘sesto senso’, cioè capacità di analisi, ed anche memoria fotografica, perché devo memorizzare il meccanismo di funzionamento ed essere in grado di riprodurlo. Occorre una logica non solo meccanica ma anche elettrica. È fondamentale l’autoapprendimento, anche per quanto riguarda le lingue: io mi arrangio a parlare tre lingue, ma a scuola ne ho studiata una sola, le altre due le ho imparate sul campo.

 

I cambiamenti: tecnologici

La tecnologia è cambiata, ma non sempre è applicata come dovrebbe. Le apparecchiature potrebbero essere più complesse e più sicure, ma la maggior parte dei clienti (soprattutto nei nuovi paesi dell’Est, dell’Oriente e dell’America Latina) non ha personale specializzato capace di farle funzionare, quindi la complessità non deve essere eccessiva.

 

Autocontrollo e stabilità

Per viaggiare occorre stabilità psicologica, perché dopo il lavoro si è sempre da soli.
Quest’anno sono stato un mese in Brasile, non è stato facile. Un’altra dote è l’autocontrollo, perché il rapporto con il cliente non è facile: ha sempre molte ‘pretese’ e in genere ha fretta, per cui devo risolvere i problemi della macchina e in tempi brevi. Io ho scelto, per stare vicino a mia moglie e ai miei tre figli, di fare trasferte brevi. È una scelta di vita.

 

Con chi lavoro

Ho un capo squadra e dei colleghi di reparto con cui lavoro a volte in affiancamento e a volte ognuno con incarico autonomo.

 

Soddisfazione e progetti futuri

Quando risolvo i problemi del cliente ho la maggiore soddisfazione: questo contribuisce alla mia autostima. Quando sono all’estero non mi piacciono gli imprevisti, ma non dipendono da me, e quindi li affronto con pazienza. Vorrei non cambiare più lavoro perché sto bene nella mia azienda e mi consente di avere anche tempo da dedicare alla famiglia: quando sono in Italia alle 17 ‘stacco’ e sto con mia moglie e miei bambini. Spero che la mia azienda continui ad apprezzare il mio impegno e me lo riconosca.