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Lorella Guadagnini



Prodotti, materiali e processi per la Chimica Industriale – Facoltà di Chimica Industriale

Laurea: Prodotti, materiali e processi per la Chimica Industriale – Facoltà di Chimica Industriale
Azienda/settore: Prodotti, materiali e processi per la Chimica Industriale – Facoltà di Chimica Industriale

Contribuire al lavoro della comunità scientifica

Sto svolgendo il 1° anno del dottorato di ricerca in Scienze Chimiche. Mi occupo di elettrochimica e conduco un lavoro di ricerca in un laboratorio di chimica analitica: in particolare, seguo lo sviluppo e la caratterizzazione di elettrodi modificati applicabili come sensori, in generale, o come biosensori in campo alimentare e clinico. Lo scopo è ottenere avanzamenti tecnologici e ampliare la conoscenza di questi sistemi, rispetto a quanto è già stato realizzato da altri gruppi di ricerca (“stato dell’arte”), i quali hanno pubblicato i loro risultati su riviste internazionali, rendendoli visibili alla comunità scientifica.
La mia giornata lavorativa tipica alterna dunque prove di laboratorio, analisi dei dati ottenuti e consultazione di bibliografia.

 

Dal liceo classico alla scoperta della passione per la scienza… e la chimica!

Nonostante abbia frequentato il liceo classico, ero particolarmente interessata alle materie scientifiche: la chimica, che ho studiato durante parte del quarto e del quinto anno, era la mia materia preferita, seguita dalla biologia. Al momento di cominciare a pensare a quale percorso universitario intraprendere, ero indecisa fra Chimica e Medicina.
Non sapevo esistesse un corso/facoltà di Chimica Industriale, ma una presentazione seguita in occasione delle giornate dell’orientamento organizzate dall’Università mi ha permesso di conoscere il curriculum di studi proposto e mi ha convinta. Ciò che mi attendevo era studiare argomenti appassionanti e vederne le applicazioni pratiche (laboratori didattici), quindi, una volta laureata, avere un ampio ventaglio di prospettive lavorative in cui potermi inserire.

Durante i 3 anni del corso di Laurea di primo livello in Chimica Industriale ho ricevuto una formazione di base, ma completa, frequentando corsi sia istituzionali sia opzionali e seguendo esperienze didattiche pratiche in laboratorio (con frequenza obbligatoria). Alla fine di questi 3 anni ho svolto un tirocinio pratico-formativo pre-laurea (circa 2 mesi) presso un laboratorio ARPA, occupandomi dell’analisi di acque potabili; questa esperienza mi ha poi fornito gran parte del materiale per la stesura dell’elaborato finale (“tesi” di laurea).
Mi sono iscritta al corso di Laurea Specialistica in Prodotti, Materiali e Processi per la Chimica Industriale. Ho seguito diversi corsi per approfondire quanto appreso in precedenza e come tesi sperimentale ho svolto un progetto di ricerca nello stesso laboratorio di chimica analitica in cui lavoro oggi, occupandomi di microscopia a scansione elettrochimica.
Penso che i punti di forza della mia Facoltà siano soprattutto il curriculum proposto, che intende formare figure professionali versatili, intermedie tra chimici puri e ingegneri chimici, e l’ottimo rapporto numerico tra professori e studenti, che consente uno scambio “culturale” efficiente e proficuo.

 

Il mio percorso

Dopo la laurea ho vinto una borsa di studio, quindi ho superato l’esame di ammissione al dottorato di ricerca in Scienze Chimiche. Nel frattempo, ho sostenuto l’esame di stato per l’abilitazione alla professione di chimico. Attualmente ho al mio attivo la pubblicazione di un articolo su una rivista internazionale e alcune comunicazioni a congressi.
Penso che il dottorato di ricerca si configuri come esperienza intermedia tra quella di studente e quella lavorativa vera e propria, che finora ho sperimentato solo durante il breve tirocinio pre-laurea in ARPA. Non ho svolto altre esperienze professionali.

 

Cosa serve per la ricerca? Rigore, creatività e… do you speak english?

Per riuscire nel lavoro della ricerca penso che occorrano diverse qualità: curiosità scientifica, pazienza, dedizione e perseveranza, capacità di non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e a risultati negativi, ordine mentale e rigore, magari abbinati, però, a fantasia e creatività per sondare nuove strategie e percorrere strade “alternative” nella risoluzione di un problema. Inoltre, una necessaria convivenza di diverse persone in un piccolo laboratorio multitematico richiede correttezza, spirito di collaborazione ed elasticità. La conoscenza dell’inglese scientifico scritto è di fondamentale importanza, in quanto l’apprendimento di procedure e tecniche, nonché l’aggiornamento professionale si basano essenzialmente sulla consultazione di riviste scientifiche internazionali (redatte in inglese). È altresì necessario saper comprendere la lingua inglese parlata, per seguire proficuamente conferenze, congressi e seminari tenuti da relatori provenienti da diverse parti del mondo e per essere in grado di interagire con loro.

 

Capire e trasformare attraverso la chimica… un universo di soddisfazioni!

Ciò che nel mio lavoro mi dà più soddisfazione è riuscire a trasformare una serie di dati sperimentali che rappresentano numerose tessere di un mosaico in un quadro completo, nel quale ogni osservazione spiega il comportamento di un certo materiale o sistema chimico-fisico. Inoltre, mi gratifica molto il fatto di poter gestire gran parte del lavoro in modo autonomo, ricevendo dalla mia relatrice suggerimenti e indicazioni generali: posso chiederle consigli e spiegazioni, avvalendomi della sua esperienza, ma è mio compito documentarmi e decidere quali prove condurre per raggiungere l’obiettivo della ricerca.
Sono soddisfatta della mia esperienza in ambito accademico: se dovessi ricominciare, penso che compirei esattamente le stesse scelte. Se, invece, non svolgessi il dottorato di ricerca, aspirerei ad un lavoro nel campo della chimica analitica, magari in un laboratorio di analisi o di ricerca.
Ad un giovane consiglierei di essere ambizioso, tenace e di impegnarsi sempre al massimo delle proprie capacità.