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| Lavorare in una multinazionale |
Lavoro nel laboratorio ricerca e sviluppo di una multinazionale che produce vernici per legno. Il mio lavoro consiste nel formulare nuove vernici, provando materie prime che ci vengono fornite dall’esterno ed incontrare i fornitori. Le vernici, oltre ad essere formulate, vengono anche applicate e testate prima di essere prodotte in impianti più grandi e vendute. Effettuo talvolta trasferte presso le linee produttive dei clienti più importanti, quando vengono applicati per la prima volta i prodotti da me formulati. Per il mio lavoro è necessario conoscere le basi della chimica (cioè essere periti chimici e non necessariamente laureati), avere grande pazienza e voglia di fare quante più prove possibili (il lavoro è più empirico che teorico), avere buona capacità di relazionarsi con la gente, in particolare in un’azienda di grandi dimensioni come la mia. Può essere utile anche la conoscenza della lingua inglese, poiché talvolta capita di parlare con fornitori o clienti stranieri. Il lavoro che svolgo è sicuramente pertinente alla mia laurea in chimica industriale ma, come ho già detto, non è necessaria essendo un lavoro più empirico che teorico (molti miei superiori sono, infatti, periti chimici con molti anni di esperienza nel settore).
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| La scelta del corso di laurea: l’aspettativa del lavoro e l’ottima interazione studenti-professori |
Ho scelto chimica industriale per la predilezione che ho per le materie scientifiche e di laboratorio in particolare. L’aspettativa era anche di riuscire a trovare abbastanza agevolmente lavoro, trattandosi di una laurea importante ed in possesso di un numero abbastanza limitato di persone. Prima dell’università mi sono diplomato al liceo scientifico. Il mio percorso accademico si è svolto in cinque anni, tutti a Bologna, con l’ultimo anno di tesi sperimentale in laboratorio obbligatoria. Il punto di forza della mia facoltà è sicuramente quello di essere piccola e ciò permette un’ottima interazione didattica fra studenti e professori.
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| Il post-laurea: dallo stage al lavoro… |
E’ il mio primo lavoro e non ho ancora fatto diverse esperienze. Dopo la laurea ho effettuato circa cinque colloqui nel giro di sei mesi in cui, però, mi venivano proposti periodi di formazione di qualche mese, la quale cosa era incompatibile con il fatto che dovevo ancora assolvere il Servizio Civile obbligatorio. Terminato il Servizio ho ricevuto dopo due mesi l’offerta di uno stage della durata di otto mesi pagato 800 euro al mese, al termine del quale mi è stato fatto il contratto di inserimento per un anno e mezzo.
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| Soddisfazione per il proprio lavoro, con qualche interrogativo sulla chimica in Italia |
La cosa che mi dà più soddisfazione è quando riesco ad ottenere la vernice desiderata dopo numerose prove e quando vedo il cliente soddisfatto di ciò che ho “creato”. Per quel che riguarda il mio percorso accademico desidero sottolineare che è stato bellissimo per quel che riguarda i contenuti (ho studiato cose per le quali ho provato e provo tuttora un grande interesse), il mio rapporto con studenti e professori (quasi tutti con una disponibilità sopra la media) e i risultati conseguiti. Nonostante questo non so se consiglierei ad un giovane di seguire i miei stessi studi, poiché lo sviluppo della chimica e della ricerca in Italia è abbastanza limitato e quindi abbastanza scarse le opportunità di un lavoro pertinente ai propri studi. |